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Ci lascia Ludovico Nava: la storia dell'equitazione

5/12/2016 16:20:26 - Attacchi
Attacchi
Il saluto del Comitato Regionale Fise Umbria durante l'Assemblea Elettiva

Giorno dolorosissimo, oggi: ci ha lasciato il colonnello Ludovico Nava. Ci ha lasciato, è morto. L’unica consolazione vera è che così ha smesso di soffrire: lo si dice sempre di chi soccombe di fronte a una malattia grave, ma in effetti è una consolazione poco consolatoria, per noi che rimaniamo qui senza chi ci lascia. Cosa poter dire oggi di Ludovico Nava? Come poterlo dire? E’ difficile… Lui è stato talmente ‘tanto’ per lo sport equestre italiano che… da che parte cominciare? E per di più con la tristezza e il dolore che rendono il cuore e la mente pesanti… Molto difficile. Sicuramente la parte più facile è il ricordo biografico del personaggio. Nato a Modena il 19 aprile del 1929, ufficiale, atleta, ha vissuto la grande emozione di partecipare alle Olimpiadi di Roma su Arcidosso nella specialità del completo (16° individuale) insieme a Lucio Tasca su Rahin, Giovanni Grignolo su Court Hill, Alessandro Argenton su Rainbow Bouncer (Italia al 5° posto). Ma il suo ruolo chiave nel mondo dello sport equestre l’ha vissuto nella formazione: insieme al generale Geri Honorati, è stato infatti proprio lui il docente responsabile della nascita dei nuovi istruttori a partire da quando sono stati istituiti i primi corsi federali ai Pratoni del Vivaro alla fine degli anni Settanta. Fondamentali, essenziali, basilari le parole con le quali il colonnello Nava licenziava le varie sessioni dei ‘suoi’ istruttori alla fine di ogni corso: “Ricordate sempre che da oggi voi sarete soprattutto educatori”. Ecco: il valore dell’etica, della coscienza, dell’altruismo, prima ancora delle questioni legate alla tecnica, allo sport, al montare a cavallo. Ludovico Nava aveva una considerazione altissima del concetto dell’insegnamento come trasmissione di valori; la prefazione di uno dei suoi numerosi libri lui stesso la termina così: “(…) per tramandare nel tempo il fascino di una parola, la parola allievo”. Non la parola insegnante, no: la parola allievo. Per Ludovico Nava la parola allievo era più importante della parola insegnante: ecco perché pretendeva che gli insegnanti ne avessero grande rispetto, ecco perché ricordava sempre a tutti loro il senso dell’essere educatori. Oggi moltissimi dei ‘suoi’ istruttori sono colpiti da un dolore enorme: per loro infatti scompare esattamente questa persona, la persona che ha insegnato questi valori, valori che una volta acquisiti e interiorizzati rappresentano il senso di una vita intera. Ludovico Nava era poi un uomo arguto, divertente, pacato nei modi ma fermo nelle intenzioni: tuttavia si disponeva nei confronti dell’interlocutore con l’atteggiamento di chi desidera sapere, più che quello di chi pretende di insegnare, pur avendo egli sempre insegnato. Oggi ci ha lasciato: sembra impossibile doversi assuefare all’idea della sua fisica assenza da questo mondo di cui tutti noi respiriamo con amore e passione e desiderio l’aria, l’atmosfera, l’ossigeno, i profumi… Ludovico Nava in questo mondo c’è semplicemente sempre stato… E adesso? Adesso continuerà a esserci, senza dubbio: perché il segno del suo passaggio e della sua presenza starà per sempre dentro una parola eterna il cui fascino verrà tramandato nel tempo: la parola allievo.


di Umberto Martuscelli
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